Quando nasce la critica letteraria e quali sono i primi testi critici

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Andare alla genesi delle cose in campo testuale e teorico è un esercizio godibile e utile. Se ci chiediamo quando nascono la filosofia, o il teatro, o la narrativa, o la poesia, troviamo risposte abbastanza agevolmente. Basta andare agli studi scolastici, studi in cui questi campi sono analizzati e storicizzati, cioè esaminati dalle origini alla contemporaneità.

Al contrario, a una domanda più specifica possiamo trovare difficoltà. In quest’articolo, appunto, ci poniamo una domanda che per svariati motivi difficilmente ci si pone: quando nasce la critica letteraria? E, di conseguenza e più precisamente, quali sono i primi testi di critica letteraria?

Che cos’è la critica letteraria

In via preliminare, proviamo a definire la critica letteraria. Solo una volta chiarito cosa si intende per critica letteraria è possibile affrontare la questione che ci siamo posti.

La critica letteraria, per definizione, è l’esame di un’opera letteraria effettuato col fine di formulare un giudizio positivo o negativo. L’esame parte da presupposti teorici e metodologici che cambiano a seconda delle epoche storiche e soprattutto dei “critici”, cioè degli autori che affrontano l’esame critico dell’opera basandosi sui propri strumenti.

In senso lato, la critica letteraria è l’insieme di critici e delle opere critiche.

Quando nasce la critica letteraria

La critica letteraria nasce in Grecia intorno al VI secolo a.C. È il periodo in cui vive il primo critico letterario della storia, il filologo e grammatico Teagenedi Reggio (529/522 a.C – ?).

Teagene è il primo esegeta dell’Iliade di Omero: in Della poesia, della stirpe e dell’epoca in cui Omero fiorì spiega allegoricamente il contenuto mitico dell’opera. Quella di Teagene, dunque, è la prima opera di critica letteraria, e tuttavia resta assai distante dall’idea di critica che abbiamo oggi.

La critica letteraria delle origini si concentra sulle opere omeriche. Dopo Teagene va ricordato Stesimbroto di Taso (seconda metà del V sec. a.C. – dopo il 420 a.C. ?).

Un particolare modo di fare critica letteraria, in maniera asistematica, è quella dei commediografi greci. Due protagonisti della commedia anticaCratino(520 a.C. – 423 a.C.) e Aristofane (450 a.C. – 385 a.C.), affrontano nelle loro opere comiche anche raffinate questioni critiche riguardanti Omero e letragedie.

Per avere un approccio alla critica letteraria più rigoroso, complesso e sistematico, bisognerà aspettare la Poetica di Aristotele (384/383 a.C. – 322 a.C.).

Di cosa tratta la “Poetica” di Aristotele

La Poetica di Aristotele è stata composta con finalità didattiche nel IV secolo a.C., presumibilmente tra il 334 e il 330 a.C. Si tratta della prima opera del suo genere: un testo teorico, cioè, dedicato all’arte.

I ventisei capitoli che ci sono pervenuti, si concentrano soprattutto sulla tragedia grecaAristotele si sofferma anche sulla composizione poetica, sullastilistica e sulla grammatica.

Nella Poetica sono presenti concetti che per secoli hanno influenzato la cultura occidentale. Ne elenchiamo alcuni:

– catarsi: è la purificazione: l’arte può indurre sollievo, liberazione dalle umane passioni;

– mimesi (o imitazione): l’arte deve imitare la realtà;

– pietà e terrore: sono i mezzi per raggiungere la catarsi: la pietà è la sofferenza che si prova verso chi ha ricevuto immeritatamente un male; il terrore è la sofferenza che si prova per un male imminente e senza scampo, o verso un simile che cade in disgrazia;

– tre unità: il testo tragico va strutturato secondo tre unità: unità di azione, tempo e luogo;

– verosimiglianza: se la storia si occupa del vero, cioè di quanto è accaduto, la poesia si occupa del verosimile, cioè di ciò che potrebbe accadere.

La critica letteraria nella “Poetica” di Aristotele

Aristotele tratta di critica letteraria nel capitolo venticinque della Poetica, intitolato Problemi di critica letteraria.

Il filosofo offre delle norme che la critica deve seguire. Ci troviamo al cospetto di una casistica con principi di poetica e relativi errori.

Per chiarirci, basta citare il primo caso, l’imitazione in poesia:

[…] poiché il poeta è imitatore alla stessa maniera del pittore o di qualunque altro facitore di immagini, è necessario che, essendo tre di numero le possibilità, sempre ne imiti una, e cioè o le cose quali furono o sono, o quali si dice o sembra che siano, o quali dovrebbero essere.

(AristotelePoetica, testo greco a fronte, a cura di Domenico Pesce, Rusconi, 1995, pp. 131-133.)

Riguardo alle accuse di non verosimiglianza cui può incorrere un’opera poetica, Aristotele pone una regola: i particolari di una azione vanno considerati non semplicemente in sé, ma anche in relazione all’effetto artistico che si intende produrre.

Aristotele si sofferma sulle difficoltà interpretative di alcuni passi di un testo poetico. Tali difficoltà vanno affrontate analizzando con precisione le varie parti, dalle metafore alle parole usate, dalla punteggiatura alla prosodia.

In questo capitolo, inoltre, viene enunciata l’autonomia della poesia: la poesia va giudicata come arte a sé stante che ha leggi proprie. Va evitato il giudizio morale, salvo quando l’uso di elementi irrazionali o immorali non sia necessario.

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