CULTURA. Il Man Booker International Prize all’omanita al-Harthi

La scrittrice è stata insignita ieri a Londra del prestigioso riconoscimento letterario per il suo “Corpi celestiali”. E’ la prima volta che un testo in arabo si aggiudica questo premio che include anche una somma in denaro pari a 64.000 dollari da dividere equamente con chi ha tradotto l’opera.

Roma, 22 maggio 2019, Nena News – La scrittrice omanita Jokha al-Harthi ha vinto il prestigioso Man Booker International Prize grazie al suo libro “Corpi celestiali”. E’ la prima volta che un testo in arabo si aggiudica questo premio.

Il Man Booker International Prize è un prestigioso riconoscimento letterario inglese istituito nel giugno del 2004 per “integrare” il Man Booker Prize: dà infatti la possibilità di premiare anche autori non appartenenti all’area anglofona. Dal 2005 al 2015 è stato assegnato ogni due anni a un autore vivente di qualsiasi nazionalità per i suoi lavori pubblicati in inglese o disponibili in traduzione inglese. Premia “la creatività continua, lo sviluppo e il contributo generale alla narrativa sul palcoscenico mondiale” dato da un autore ed è stato, agli inizi, un riconoscimento del suo corpus di opere piuttosto che di un titolo in particolare. Dal 2016, invece, il premio è assegnato ogni anno a un singolo libro in traduzione inglese e prevede una somma di denaro pari a 64.000 dollari che va divisa equamente tra autore e traduttore.

Il testo dell’al-Harthi ha battuto cinque romanzi di autori provenienti dall’Europa e dal Sud America. “Sono emozionata che una finestra si sia aperta alla ricca cultura araba” ha detto la scrittrice omanita 40enne al termine della cerimonia di premiazione a Londra. “L’Oman – ha aggiunto – mi ha ispirato, ma ritengo che i lettori internazionali possano far riferimento ai valori umani presenti nel testo, quali la libertà e l’amore”.

“Corpi celestiali” è ambientato nel villaggio omanita di al-Awafi e ha come protagoniste tre sorelle: Maya che sposa Abdallah dopo un immenso dolore; Asma che lo fa per senso del dovere; e infine Khawla che attende il suo amato emigrato in Canada. Queste figure di donne assumono un ruolo importante all’interno della vicenda perché sono testimoni dell’evoluzione della società omanita tradizionale e schiavista. “[Il libro] affronta il tema della schiavitù – ha sottolineato l’autrice – credo che la letteratura sia la migliore piattaforma dove può avvenire questo dialogo”.

Per la storica Bettany Hughes, che era alla guida del comitato dei 5 giudici che ha assegnato il premio, il romanzo dell’al-Harthi è “un libro che convince testa e cuore in egual misura” perché “evoca le forze che ci limitano e quelle che ci rendono libere”. A complimentarsi con la scrittrice omanita è stata anche la premier scozzese Nicola Sturgeon che su Twitter ha detto di aver “amato” il suo “Corpi celestiali”. Dopo tutto al-Harthi – autrice anche di un libro per bambini, di tre romanzi e due collezioni di racconti e docente all’Università Sultan Qabus di Mascat – ha legami con la Scozia avendo studiato poesia araba classica all’Università di Edimburgo.

A trionfare ieri però è stata anche la traduttrice di al-Harthi, la statunitense Marilyn Booth che insegna letteratura araba ad Oxford. Secondo infatti Hughes, la traduzione era “precisa e lirica, laddove intreccia sia la poesia che la lingua di tutti i giorni”.

Nel 2018 a vincere il Man Booker International Prize era stata l’autrice polacca Olga Tokarczuk, l’anno precedente lo scrittore israeliano David Grossman con “Un cavallo entra in un bar”. Nena News

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