Delle traduzioni abborracciate

Troppo in fretta e mal pagata, la traduzione rende sempre meno, denuncia la Süddeutsche Zeitung che invita sei traduttori a raccontare le loro difficoltà. Si comincia a leggere poco anche in Germania, e gli editori tentano il colpo del best seller legato all’attualità. Quel che anni fa era un caso eccezionale, oggi diventa normale: bisogna tradurre in pochi giorni centinaia di pagine per non perdere il momento buono. L’instant book è difficile: se si fa troppo in fretta ci si scontra con le informazioni di tv e stampa, e bisogna offrire qualche notizia extra, se si aspetta qualche settimana l’evento è già stato dimenticato.

Quando ho fatto l’editore per alcuni anni, sollevai le proteste del mio editore amministrativo perché decisi di pagare allo stesso modo le traduzioni, da qualsiasi lingua. Una traduzione dal francese veniva onorata la metà di quella dal russo. Ma nessuna lingua è facile, e più la si padroneggia e più tempo si perde per trovare le parole giuste nella propria. Ci si blocca sulle frasi che sembrano più scontate. I tedeschi, in ufficio, si chiamano con un Herr Kollege, caro collega in italiano suona ironico. Quando da adolescente pretenzioso mi misi alla prova sfidando Quasimodo nella traduzione di Giulietta e Romeo, persi ore a meditare come tradurre The day is so young, il giorno è ancora giovane, senza che suonasse falso. Poi controllai: il premio Nobel, siculo come me, aveva scelto «è ancora presto». Giusto, e poco poetico.

Ma chi vive di traduzioni non può perdere tempo. Hinrich Schmidt Henkel, traduttore dal francese e dal norvegese, fa i conti: per guadagnare 1.500 euro al netto bisogna tradurre 200 pagine al mese. In media si è pagati 15 euro a pagina, di 1.800 battute, ma le tasse e i contributi se ne portano via la metà. Per mantenere la media bisogna puntare a dieci pagine al giorno. Che ci vuole? Io ho tradotto 4 o 5 libri da giovane per arrotondare, da inglese, francese e tedesco, e dopo qualche ora alla scrivania, gira la testa. Io poi non sono bravo perché tendo a imporre il mio stile a quello dell’autore, e non si dovrebbe mai cadere in tentazione.

La fretta, è scontato, causa errori. I miei traduttori in tedesco sono bravissimi. La signora che tradusse Guida per amare i tedeschi mi telefonava ogni sera per chiedermi spiegazioni. Non lo fece sempre e compì un errore. Io scrivevo che i tedeschi sono come cani San Bernardo, Bernadiner, grossi e affettuosi ma rischiano di travolgerti con la loro mole. E lei tradusse con Heiliger Bernhard, cioè con il santo. Tradusse anche il primo romanzo di Camilleri, e mi chiese consiglio: poteva rendere in dialetto bavarese il finto siciliano di Montalbano? La scongiurai di lasciar perdere. Non bisogna solo tradurre correttamente ma conoscere anche il luogo e la società dove è ambientato un romanzo. Nella Napoli del 1964, quella del romanzo della Ferrante, si diceva già Sex haben, fare all’amore?, si chiede nel titolo il quotidiano. Karin Krieger, la traduttrice della Ferrante, ha dovuto tradurre rapidamente le duemila pagine della saga napoletana, e «ho dovuto concentrarmi per rendere l’epoca in si svolge la storia».

Gli editori tedeschi sanno che la fortuna di un libro dipende dalla traduzione e concedono un premio quando si superano le 10mila copie, lo 0,4%. Ma si riceve un contentino pari a 200 euro, su un libro venduto a 10 o 11 euro. Karin Krieger tradusse anche le opere di Baricco e la Piper Verlag fu sorpresa dal successo. La traduttrice per tirature oltre le centomila copie andava adeguatamente compensata, ma la casa editrice pur di non pagarla, tolse dal mercato le sue traduzioni, per affidarle a un nuovo traduttore. Tanto le pagine di Baricco calcolate in righe e battute si riducono a poca cosa. Frau Krieger cercò l’appoggio dello scrittore, come mi disse, ma lui le rispose che il merito delle vendite è dell’autore. Frau Karin vinse il processo dopo sei anni.

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